NON HAI SENTITO LA VOCE DEL BOSCO?
di Raffaella De Nicola
Ci sono segreti, nei nostri boschi antichi, che non hai mai sentito, anche se quei boschi ti guardavano e tu li conosci. Talmente tanto che, acquattato fra terra, radici, foglie che stavi per tradire, hai individuato il posto più adatto per i tuoi inneschi. Indifferente, avrai incrociato con il tuo sguardo randagio nidi di uccelli che sarebbero diventati cenere, ascoltato il rumore degli alberi, il vociare di animali che si chiamavano, l’aria pulita, inafferrabile, ora funerea calotta grigia di irrespirabile combustione.
Forse ti tremavano le mani, avevi il respiro corto, ti guardavi circospetto intorno oppure eri solo concitato dall’azione di rivalsa che ti avrebbe reso protagonista dell’incendio più grave mai visto nella nostra città, eccitato da una tua frustrazione personale, da una rabbia che volevi risarcire o dall’ingranaggio economico che si sarebbe messo in moto, un criminale alla Falcone “segui i soldi e troverai il colpevole”.
Ma per noi che siamo pietra, boschi, montagna, che dopo il 2009 avevamo ricomposto molecole della nostra memoria camminando, faticando, fra quei patriarchi arborei dove una laica religiosità acquietava i nostri giorni difficili, che posavamo l’orizzonte visuale sul consolatorio skyline verde, quell’ecosistema che tu hai distrutto, impaurito o strafottente come stavi , bene, quell’ecosistema di piccole meraviglie, di metamorfosi continua, di antiche e nuove storie, non era scisso e distinto da noi, ma eravamo noi.
Noi che nei percorsi ecologici avevamo trovato una nuova pace, che con le mani disegnavamo il filo sottile di orizzonti sempre diversi, anche se uguali, che ci sentivamo protetti prima che il tuo operato distruggesse anche questa di sicurezza, quella dei rischi idrogeologici , che ora ci vede per colpa tua più vulnerabili, noi la regione verde d’Europa diventati la città grigio fumo, giocandoci anche l’unico scenario rimasto integro dopo il sisma, nell’ennesimo quadro divisivo che rende ancora più fragile la nostra penisola di memoria tra passato e incertezze future, la politica che abbandona la nostra area interna.
Hai interrotto il processo a catena che aveva mantenuto questo ecosistema perfetto , rarefatto, pieno dei nostri intimi dialoghi, di parole mai dette, lo hai piegato ai tuoi bisogni quando hai mosso disgraziatamente le mani fra quei boschi ora neri e contorti, ipotecando i decenni futuri anche dei nostri figli, condizionando persino il clima, spezzando il nostro spazio integro di valori, cultura appenninica, ambientale e antropologica.
Dicci, nella tua crudele indifferenza, nel tuo sorriso sghembo e provocatorio, tu che hai violato il fondo di memorie ed emozioni, dicci, fra questa cenere pompeiana, ti ritieni solo un piromane ?
Foto in copertina di Giampiero Angelone
P.S. suggerimento di lettura